Foodora: riders inquadrati come lavoratori autonomi non legati da alcun rapporto di lavoro subordinato con l’azienda

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Il Tribunale del lavoro di Torino ha respinto il ricorso, primo del genere in Italia, dei sei fattorini in bici (cd. rider) di Foodora che avevano intentato una causa civile contro la società tedesca di food delivery, contestando l’interruzione improvvisa del rapporto di lavoro a seguito delle mobilitazioni volte all’ottenimento di un giusto trattamento economico e normativo, oltre il reintegro, l’assunzione, il risarcimento e i contributi previdenziali non goduti. Trattasi non di rapporto di lavoro subordinato, secondo il Tribunale, bensì di rapporto di lavoro autonomo.

La multinazionale tedesca della consegna di cibo a domicilio vince la causa intentata da sei fattorini in bici che denunciavano la subordinazione del rapporto di lavoro.
Per avvalorare la loro tesi, i rider affermavano che il rapporto che li legava all’azienda avesse le caratteristiche del lavoro subordinato, tanto da essere reperibili in maniera costante e continuativa e, tramite un’applicazione, monitorati, tracciati e valutati in ogni loro mossa. Stando alle parole dei fattorini, “l’app aveva le caratteristiche di un braccialetto elettronico con cui prendere punti per riuscire a mantenere il proprio posto in azienda”.
I legali dell’azienda, per converso, hanno affermato che l’applicazione in questione utilizzata sullo smartphone poteva accedere, attraverso il gps, esclusivamente ai dati sulla geo-localizzazione, i quali erano istantanei e non memorizzato.
Di più, hanno sostenuto che non vi fosse alcun vincolo di subordinazione nel rapporto lavorativo dei rider. Con ciò mancando l’elemento fondamentale che avrebbe giustificato l’illegittima interruzione del rapporto di lavoro. A sostegno di questa tesi vi è la mancanza dell’obbligo di lavorare e l’obbligo di far lavorare. Infatti erano i fattorini a decidere quanto e quando dare disponibilità all’azienda la quale, tra l’altro, non ha mai assunto alcun vincolo a far lavorare. Si trattava, in altre parole, di un contratto co.co.co.
Non era inoltre prevista una disponibilità minima, tanto che sovente capitava che alcuni fattorini rinunciavano al turno di lavoro senza addurre alcuna giustificazione.
I motivi della decisione che ha respinto il ricorso dei sei ex fattorini di Foodora saranno noti entro sessanta giorni decorrenti dall’11 Aprile 2018, data in cui si è celebrato il processo.
Non resta che aspettare le motivazioni del Tribunale.

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